Il territorio di Parma in età romana

Parma, come noto, nasce come colonia romana nel 183 a.C. In quell’anno il Senato romano decise la fondazione di due colonie di diritto romano, Modena e, appunto, Parma, per fronteggiare le popolazioni liguri che abitavano l’Appennino, completando il controllo sulle principali vallate appenniniche, che erano le naturali direttrici di penetrazione verso il territorio dei Liguri. Fondare una colonia significa stanziare sul territorio dei nuovi abitanti, a cui si assegnano delle porzioni di terreno da coltivare. Per fare questo era necessario dividere il territorio in tanti lotti di dimensioni prestabilite. In una pianura come la nostra, i poderi da assegnare ai nuovi coloni venivano individuati attraverso il tracciamento della centuriazione. Disegnare una centuriazione vuol dire tracciare due assi tra loro perpendicolari, il decumano e il cardine massimi e poi tutta una serie di altri decumani e cardini, sempre perpendicolari e paralleli tra loro, ad una distanza di 20 actus, pari a circa 710 m, l’uno dall’altro. In questo modo veniva disegnata sul terreno una grande griglia a maglie quadrate di circa 710 m di lato. All’interno di ciascuno di questi quadrati, dette centurie perchè in origine dovevano ospitare 100 coloni, venivano individuati i vari lotti tracciando dei limiti minori, anch’essi paralleli e perpendicolari ai limiti principali. I cardini e decumani erano materializzati sul terreno da strade di ampiezza diversa a seconda dell’importanza dei vari limiti o da canali, ma potevano essere anche delle semplici linee di confine individuate da dei cippi. La centuriazione non era però solo un’operazione di divisione e assegnazione di un territorio. Dovendo dare ai vari coloni degli appezzamenti di terreno da coltivare, dovevano essere realizzate anche le condizioni necessarie per un effettivo sfruttamento dei lotti. Era quindi prima di tutto necessario bonificare il territorio, regimando i corsi d’acqua e realizzando una rete di canali che consentissero il deflusso delle acque e, nello stesso tempo, l’irrigazione dei campi. La centuriazione è dunque un grande intervento di bonifica e sistemazione del territorio. Questo però non significa che prima dell’arrivo dei Romani la nostra pianura fosse una distesa incolta e paludosa, né che dopo l’impianto delle centuriazione non vi fossero più zone incolte. Ad esempionel nostro territorio ancora nel I sec. d.C., a nord-est della città c’era un’ampia area paludosa che un certo Virius Valens bonificò trasformandola in un giardino che poi donò ad un collegium come luogo per i banchetti.
Anche a Parma, quindi, gli agrimensori disegnarono la centuriazione prendendo come decumano massimo, cioè come asse generatore, il tratto della via Emilia ad ovest della città. Più difficile è riconoscere il cardine massimo: la maggior parte degli studiosi vede però la persistenza del cardine massimo nell’asse che da Pilastro arriva fino ad Ariana, a SE di Colorno, coincidendo con la strada provinciale per la Val Parma prima e il Naviglio poi. In ogni caso l’area centuriata all’atto della deduzione della colonia era doveva essere la fascia dell’alta e media pianura compresa tra Taro ed Enza e solo in un secondo momento, con l’aumento della popolazione, la centuriazione dovette essere estesa anche a parte della bassa pianura. Contrariamente a quanto si crede, completamente estraneo a questo ampliamento della centuriazione è l’intervento di bonifica della bassa pianura realizzato alla fine del II sec.a.C. da Marco Emilio Scauro. I canali navigabili che, stando a Strabone, sarebbero stati aperti da Scauro interessavano si il territorio parmense, ma, avendo la funzione di impedire le alluvioni provocate dalla confluenza del Trebbia in Po, dovevano essere dei canali scolmatori e quindi correre nella bassa pianura a ridosso della fascia direttamente interessata dal Po e parallelalemente al fiume.
La perfetta aderenza della centuriazione alla geografia fisica fa sì che il disegno della pianura tra l’Enza a la zona di San Secondo, ad ovest del Taro, sia ancora in buona parte legato a quello tracciato dagli agrimensori romani. Il riconoscimento di queste persistenze e del diverso grado di conservazione ci aiuta a capire come sono cambiati la geografia e il paesaggio della pianura dopo l’età romana. Ad esempio, il fatto che ci siano persistenze della centuriazione di Parma al di là del Taro non è dovuto ad una proiezione sulla sinistra del fiume degli allineamenti centuriali, ma ad uno spostamento verso est del fiume in età tardoantica, quando si ha un peggioramento climatico e la diminuzione del popolamento impediscono di tenere sotto controllo la rete idrografica. In età romana, dunque, il Taro scorreva più ad ovest, lungo il dosso oggi percorso dal Canale di Castelguelfo e divideva il territorio di Parma da quello di Fidentia. Sempre a variazioni ambientali legate alla diminuita presenza dell’uomo nel territorio e all’aumento della piovosità di età tardoantica sono dovute anche le cancellazioni o le modificazioni oggi riconoscibili nella pianura, come, ad esempio, nel settore a sud-est della città.
Attraverso la lettura del disegno attuale della nostra pianura è dunque possibile ricostruire l’organizzazione territoriale messa in atto dai Romani e riconoscere le progressive trasformazioni del paesaggio e le reciproche interferenze tra uomo e ambiente. Ė così possibile comprendere i meccanismi che hanno governato queste trasformazioni, conoscenza indispensabile per gestire le future trasformazioni.

Pier Luigi Dall’Aglio