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Sabato 17 dicembre 2011 è stato presentato nella Sala delle Feste di Palazzo Sanvitale il nuovo volume della Storia di Parma, Parma medievale. Economia, società, memoria. Realizzato da MUP Editore per volontà della Fondazione Monte di Parma e Università degli Studi di Parma e Camera di Commercio di Parma, il tomo di quest'anno è dedicato all'Età medievale e completa il volume dedicato al Medioevo già iniziato lo scorso anno con Parma medievale. Poteri e istituzioni.  
Giovedì 3 novembre è iniziata la distribuzione delle copie di Parma medievale. Poteri e istituzioni in tutte le scuole di Parma e provincia. La distribuzione gratuita delle 1000 copie del volume, ultimo dell'enciclopedia Storia di Parma, è operata grazie alla donazione da parte della Fondazione Monte di Parma nell'ambito dell'iniziativa Storia di Parma - Progetto scuola.
Mercoledì 28 settembre 2011 è stata presentata la nuova edizione di "Storia di Parma - Progetto scuola". L'iniziativa, giunta alla sua terza edizione, è realizzata da Fondazione Monte di Parma, Università degli Studi di Parma, Ufficio Scolastico Provinciale di Parma, MUP Editore, con la collaborazione di Provincia di Parma, ASCOM - Parma, Camera di Commercio di Parma, Gazzetta di Parma. Alla presentazione sono intervenuti:  Guido Cristini, ProRettore Università degli Studi di Parma, Franco Tedeschi, Vicepresidente Fondazione Monte di Parma,
 
L'immagine di Parma nei letterati

A conclusione del saggio “L’immagine di Parma nei letterati e nei viaggiatori”, contenuto nel primo volume della monumentale opera storica edita da MUP Editore “Storia di Parma” – “I caratteri originali” (in vendita in tutte le filiali di Banca Monte Parma) William Spaggiari riporta alcune impressioni parmigiane di Alberto Bevilacqua, risalenti al 1982.

[Parma] è tutte le radici insieme. È olmo e pioppo; è iris e giglio. Affonda le sue identificazioni non in un luogo, ma nella felicità e nella disperazione che, pur superando illimitate i confini di un paesaggio, da quello prendono giustificazioni e forma. Una volta, ho capito cos’è salire alle radici. Facendo i centoventi gradini della scala a chiocciola che portava ad ammirare i restauri nella cupola correggesca del Duomo di Parma. Mi trovai, a distanza ravvicinata, con gli angeli appunto volanti che si abbracciano e si baciano, nei quali mi riconoscevo, impastato anch’io, geneticamente, di quei rosa mattinali, quei viola di pianto, quei bianchi sconfinati delle nubi; stordito da un trionfo che, in me, avevano conosciuto a volte i globuli e le cellule. Nell’unico alito, acre, che gli affreschi mandavano, io respirai sia il trapasso spirituale dalla terra ai cieli, sia la duplicità del tempo, che restava antico sotto la patina del restauro e, insieme, in essa giovane e presente: che scompariva sotto le scrostature dell’eterno e si riproponeva miracolosamente nei corpi ravvivati delle creature. Poi la notte calò veloce su bocche, schiene, ventri, gambe tese a stringere altre gambe. La cupola si fece abisso e io, pur restando attaccato direi con le unghie a quel cielo-origine, ero ad un tempo il precipizio e l’uomo che vi precipitava. Ecco cosa significa trovare e perdere le proprie radici. Basta un velo della notte. Con le città natali, accade lo stesso. Sbagliato vederle madri, più giusto passarle per amanti.

Un’intensa immagine di Parma, ispirata dalla visione ravvicinata degli affreschi della cupola del Duomo durante i restauri. Al contempo una delle tante immagini offerteci da viaggiatori e letterati che nel corso dei secoli hanno visitato o vissuto la nostra città lasciando appunti per una storia dell’immagine di Parma, ora per la prima volta raccolta da William Spaggiari in un saggio che percorre Parma negli occhi dei viaggiatori, dal Medioevo all’età farnesiana e borbonica, dall’epoca di Maria Luigia fino al nostro Novecento. Se già in età medievale – suggerisce Spaggiari – troviamo significative presenze di Parma nelle opere di storici, trattatisti e letterati – Petrarca ad esempio vede nella città e nei suoi dintorni il locus amoenus nel quale attivare le condizioni per la propria indipendenza, per l’affrancamento da ingombranti patronati ecclesiastici, per l’esercizio raccolto degli studi – è in età farnesiana che la città si arricchisce di testimonianze che contribuiscono all’avvio di un processo di mitizzazione. Con la nascita del nuovo Ducato, avvenuta nel 1545, Parma consolida il proprio rilievo in ambito letterario, sia come scenario naturale di vicende drammatiche (John Ford vi ambienta nel 1633 ‘Tis Pity She’s a Whore) che per gli specifici caratteri artistici, sociali e politici. Particolarmente apprezzati dai viaggiatori di passaggio sono il Teatro Farnese, la Cittadella, il Collegio dei Nobili, elogiato nel 1755 da Carlo Goldoni nella commedia in versi Il cavaliere Giocondo. Nonostante l’interesse suscitato dallo sfarzo della vita di corte e dai suoi intrighi, dall’attività teatrale e dalle suggestive cerimonie religiose, l’architettura e la pittura parmigiana costituiscono il motivo di maggior interesse durante tutto il Settecento. A questo proposito pubblichiamo un brano del saggio di William Spaggiari sopra menzionato: «Particolarmente dettagliate, sulle opere di Parmigianino e Correggio che le impreziosiscono (le chiese), sono i resoconti di Lalande nel Voyage en Italie del 1765 e di Jacques Lacombe nel Dictionnaire historique et géographique portatif de l’Italie del 1775. A proposito di una famosa opera del Correggio così scrive nel 1756 Francesco Algarotti: “Nella grazia [Raffaello] ha avuto per rivali il Parmigianino, e il Correggio. Ma l’uno è uscito il più delle volte fuori de’ termini della giusta simmetria; e l’altro manca di castigatezza, benché vivano e spirino veramente le sue figure; del che basta a far fede l’ancona del S. Girolamo e della Santa Catterina che è in Parma; il più bel quadro che uscisse di man d’uomo.” L’entusiasmo per “l’ancona del S. Girolamo”, punto di riferimento dell’Accademia di Belle Arti creata nel 1752, sarebbe stato in qualche misura ridimensionato dal poligrafo veneziano qualche anno dopo: “Al Correggio si può quasi perdonare ogni cosa per la grandiosità della maniera, per quell’anima che ha saputo infondere alle figure, per la soavità e armonia del colorire, per una somma finitezza che fa anche dalla lungi il più grande effetto, per quella inimitabile facilità e morbidezza di pennello onde le sue opere paiono condotte in un giorno e vedute in uno specchio. Del che è la più chiara riprova la tanto celebre tavola del S. Girolamo che è in Parma; forse il più bel dipinto che uscisse mai di mano di uomo.” Gli affreschi di Parma divengono uno dei luoghi privilegiati, con San Petronio a Bologna e la Ghirlandina a Modena, dei pellegrinaggi artistici che eruditi, nobili e curiosi di tutta Europa compiono lungo la Via Emilia. Accanto a Guido Reni, ai Carracci e al Guercino, il Correggio è il pittore più apprezzato nei resoconti di Montesquieu del 1729, di Charles de Brosses che visita nel marzo 1740 il Duomo e San Giovanni Evangelista, dei molti francesi che più tardi saranno conquistati dal clima francesizzante della Parma borbonica. L’ammirazione coinvolge anche i viaggiatori che si spostano per altre ragioni, da Johann Bernoulli, matematico e astronomo di Basilea, che nel 1775 si reca per tre volte a contemplare la Madonna della scodella, a Francis Garden che a Napoli, nel “warm South” d’Italia ove si era recato per motivi di salute, commissiona nel 1787 a un miniaturista le copie di una decina di lavori del Correggio; nello stesso anno, Jacques-Louis David confessa di essere rimasto sconvolto alla vista di quelle figure.»

 
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